6 // Ferdinandea, l’isola del miraggio

ferdinandea smithsonian

In un’afosa giornata di luglio del 1831, a largo della costa di Sciacca, nel Canale di Sicilia, iniziarono a verificarsi strani fenomeni: pesci morti, pescatori svenuti, scosse di terremoto e pietra pomice che risaliva da sott’acqua. In breve tempo, si moltiplicarono avvistamenti di lapilli e cenere vulcanica in eruzione in mezzo a un mare che ribolliva; un’isola costituita da materiali vulcanici in continuo accumulo iniziò ad affiorare; si trattava della sommità del vulcano sommerso Empedocle, che dopo diversi secoli di quiescenza era tornato in attività. Nel giro di pochi giorni, l’isola raggiunse proporzioni ragguardevoli, 60 metri d’altezza e 4 Km di circonferenza. Tutte le maggiori potenze navali dell’epoca fecero quindi a gara per conquistare per prime quel lembo di terra emersa dal mare. L’isola ebbe i suoi primi conquistatori, gli Inglesi, e un nome, Graham; i Francesi, giunti per secondi, la chiamarono “Iulia”; l’ultimo a metter piede sulla neonata isola, giunto in ritardo e con il proprio comodo, fu il capitano Corrao, comandante al servizio di Sua Maestà Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie e pertanto, nonostante tutto, l’unico ad avere ufficialmente il diritto di conquistare l’isola; il quale, non essendosi accorto che già due flotte prima della sua avevano piantato una bandierina, in onore del proprio sovrano la battezzò col nome di “Ferdinandea”.

Ma così velocemente come era nata, altrettanto rapidamente l’isola scomparve: entro il Dicembre dello stesso anno, l’azione erosiva del mare ebbe la meglio sul materiale vulcanico incoerente di cui era costituita e così, dopo appena cinque mesi, i molteplici conquistatori si ritrovarono privati di quel fazzoletto di terra sorto in mezzo al Mediterraneo.
Una volta inabissata, placatasi ormai la febbre di conquista, i Siciliani, che non hanno mai riconosciuto l’autorità di coloro che erano venuti con l’intento di conquistare e che invece si sono sempre ritenuti i legittimi proprietari dell’isola Ferdinandea, con l’aiuto di alcuni sommozzatori hanno posto sul fondo del mare una lapide, sulla quale si può leggere la frase:

“Questo lembo di terra una volta
isola Ferdinandea
era e sarà sempre del popolo siciliano.“

Ancora una volta rimarcando involontariamente la loro natura di eterni nostalgici nei confronti di tutto ciò che una volta era e che adesso è perso.

Immagine nella collezione di Maurice e Katia Krafft e pubblicata da Simkin & Siebert 1994 (fonte: Smithsonian Institution – Global Volcanism Program)

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