15 // “Dietro te, o mare, il mio paradiso”

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(Photo by Giovanni Asmundo)

Dal Diwan di Ibn Hamdis, poeta arabo siciliano (1056-1133). Traduzione di Michele Amari.

“Le sollecitudini della canizie bandiscono l’allegria della gioventù. Ahi! la canizie abbuia [l’animo] quand’essa risplende!
Nel fior della gioventù fui destinato a viver lungi [di casa mia] quando quella [felice età] fosse declinata e scomparsa.
Conosci tu alcun conforto della [perduta]gioventù? [Dimmelo], perché chi sente il malore brama la medicina.
Vestirò forse la canizie col nero del hidàb; metterò su l’aurora la notte per coperchio?
Ma come sperar una tinta che duri, se non ho trovato [il modo] di far durare la gioventù?
Un legger venticello, fiato di fresca brezza, soffia soave e mormora:
A notte ella mosse, guidata da’ balenii che fan piangere il cielo su’ morti [distesi] in terra.
Udiasi la voce del tuono che cacciava le nubi, come il camello quando sgrida col muggito le sue femmine restie.
Ardeano i lampi d’ambo i fianchi di essa: era il luccicar delle spade sguizzanti fuor dal fodero.
Passai la notte nelle tenebre. O primo albore [io dicea] recami la luce!
O vento, quando apporti la pioggia a ricreare i campi assetati,
Spingi verso di me i nugoli asciutti, ch’io li saturi col pianto mio!
Bagni il mio pianto quel terreno dove passai la giovinezza: ah, che nella sventura sia sempre irrorato di lacrime!
O vento, che tu corra presso alle nubi, o che te ne scosti, non lasciar, no, che asseti certa collina del caro paese!
La conosci tu? Se no, [sappi] che l’ardor del sole vi fa olezzare i [verdi] rami.
Qual meraviglia? In que’ luoghi gli intelletti d’amore impregnan l’aria di lor profumi.
Lì batte un cuore sì pieno [d’affetto], ch’io v’ho attinto tutto il sangue che mi corre nelle vene.
A quelle piagge riedon sempre furtivi i miei pensieri, come il lupo ritorna [sempre] a sua boscaglia.
Quivi fui compagno dei lioni che correano alla foresta: quivi andai a trovar le gazzelle in lor covile.
Dietro a te, o mare, è il mio paradiso: quello in cui vissi tra’ gaudii, non tra le sventure!
Vidi lì spuntar l’aurora [della] mia [ vita] ed or, a sera, tu me ne vieti il soggiorno!
O perché mi fu tolto ciò ch’io bramava, quando il pelago mi separò da quelle piagge?
Avrei montata, invece di palischermo, la falcata luna, per arrivar a stringermi al petto il [mio] Sole!”
Ibn Hamdis

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