53 // A l’aire claro ò vista ploggia dare. Amore e immagine in Jacopo da Lentini

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Poesia, parola, immagine. Stesso luogo, 1700 anni prima. Curioso trovare delle affinità nella medesima Leontìnoi greca: QUI la prima parte.

Jacopo da Lentini (XIII sec.)

XXVI (Schema metrico: Sonetto, rime AB AB AB AB CDE CDE)

A l’aire claro ò vista ploggia dare,
ed a lo scuro rendere clarore;
e foco arzente ghiaccia diventare,
e freda neve rendere calore;

e dolze cose molto amareare,
e de l’amare rendere dolzore;
e dui guerreri in fina pace stare,
e ’ntra dui amici nascereci errore.

Ed ò vista d’Amor cosa più forte,
ch’era feruto e sanòmi ferendo;
lo foco donde ardea stutò con foco.

La vita che mi dè fue la mia morte;
lo foco che mi stinse, ora ne ’ncendo,
d’amor mi trasse e misemi in su’ loco*.

Ho visto recare pioggia al cielo sereno / e a quello scuro restituire chiarore; / e fuoco ardente diventar ghiaccio / e fredda neve emanare [o “trasformata in”] calore; // e rendere molto amare cose dolci / e da quelle amare restituire dolcezza; / e due guerrieri stare in buona pace / e nascere dissapore tra due amici. // E ho visto di Amore la cosa più forte, / ch’ero ferito e mi guarì ferendomi; / il fuoco del quale ardevo / lo spense con fuoco. // La vita che mi diede fu la mia morte; / del fuoco che estinse in me [“per me”, oppure “del fuoco che mi estinse”], ora vengo incendiato / mi trasse dall’amore e mi rimise nello stesso luogo.

*Nota: per il verso 14 (explicit), oltre quella di Segre si riportano anche la lezione di Sanguineti “ch’amor mi trasse e misemi in su’ loco” e di Contini “ché sì mi trasse Amor, non trovo loco”.

(Parafrasi di G. Asmundo)

.

I saw it giving rain to the dim light
and returning brightness to the dark air;
and burning fire transforming into ice
and cold snow emanating heat;

and making very bitter some sweet things
and from the bitter things giving back sweetness;
and two warriors being in virtuous peace
and a contention borning between two friends.

And I saw the most intense thing of Love
that I was wounded and it cured me by wounding
with fire it put out the fire in which I burned.

The life that it gave me was my death;
the fire that it extinguished, now it burns me
it dragged me and then replaced me in the same place.

(traduzione di G. Asmundo)

***

XXII (Schema metrico: Sonetto, rime AB AB AB AB CDC DCD)

Or come pote sì gran donna entrare
per gli ochi mei che sì piccioli sone?
e nel mio core come pote stare,
che ’nentr’esso la porto là onque i’ vone?

Lo loco là onde entra già non pare,
ond’io gran meraviglia me ne dòne;
ma voglio lei a lumera asomigliare,
e gli ochi mei al vetro ove si pone.

Lo foco inchiuso, poi passa difore
lo suo lostrore, sanza far rotura:
Così per gli ochi mi pass’a lo core,

no la persona, ma la sua figura.
Rinovellare mi voglio d’amore,
poi porto insegna di tal crïatura.

XXI (Schema metrico: Sonetto, rime AB AB AB AB CDE CDE)

Sì come il sol che manda la sua spera
e passa per lo vetro e no lo parte,
e l’altro vetro che le donne spera,
che passa gli ochi e va da l’altra parte,

così l’Amore fere là ove spera
e mandavi lo dardo da sua parte:
fere in tal loco che l’omo non spera,
passa per gli ochi e lo core diparte.

Lo dardo de l’Amore là ove giunge,
da poi che dà feruta sì s’aprende
di foco c’arde dentro e fuor non pare;

e due cori insemora li giunge,
de l’arte de l’amore sì gli aprende,
e face l’uno e l’altro d’amor pare.

Da “Poesie. Giacomo da Lentini”, a cura di Roberto Antonelli, Roma, Bulzoni Editore, 1979

 

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