55 // Peripli, i “loci” e l’arte della memoria

The_Young_Cicero_Reading

(Vincenzo Foppa, The Young Cicero Reading, affresco 1464 c.ca, The Wallace Collection, London)

«Egli [Simonide], pertanto, a quanti esercitino questa facoltà dello spirito, consiglia di fissare nel cervello dei luoghi e di disporvi quindi le immagini delle cose che vogliono ricordare. Con questo sistema l’ordine dei luoghi conserverà l’ordine delle idee, le immagini delle cose richiameranno le cose stesse, i luoghi fungeranno da tavolette per scriverci sopra e le immagini serviranno da lettere con cui scrivere.»

(M. T. Cicerone, Dell’oratore, a cura di A. Pacitti, 3 voll., Zanichelli, Bologna 1974, vol. II, libro II, LXXXVI, p. 354)

Cicerone nel De Oratore riporta l’episodio considerato la nascita dell’arte della memoria:  sopravvissuto a un incendio durante un banchetto, il poeta lirico Simonide di Ceo fu in grado di identificare gli astanti solo ricordando la posizione che essi occupavano a tavola. Da lì l’idea dei retori antichi della possibilità di estendere le capacità della memoria umana grazie all’utilizzo di  immagini, luoghi o membra (in una corrispondenza tra corpo e spazio fisico, nonché tra questi ultimi e lo spazio mentale).

Peripli dunque per rafforzare memoria. Come concatenazione di luoghi, immagini di spazi da percorrere mentalmente e capaci di serbare, evocare, amplificare ricordi.

 

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