63 // La Gurfa (III). Dedalo in Sicilia

(QUI la Parte II)

Erodoto e altri storici greci hanno tramandato che Dedalo, rimasto solo, atterrò sulla sponda meridionale della Sicilia, dove grazie alla propria fama di grande architetto venne accolto nella città di Inico dal re sicano Cocalo, che lo ospitò e ne divenne amico.
Un affascinante dato storico: del re Cocalo abbiamo notizia anche dalle tavolette contabili di commercio ritrovate nel palazzo miceneo di Nestore a Pilos, nel Peloponneso.
Si narra che alla corte di Cocalo, per ricambiarne l’ospitalità, Dedalo fu artefice di molte opere straordinarie. Egli progettò e fece scavare le grotte sulfuree del monte Kronio (Stufe di San Calogero, Sciacca), in cui gli strati ceramici hanno suggerito una frequentazione a scopi cultuali, se non terapeutici ante litteram, già in età arcaica.  E costruì la reggia di Camico, ricca e inespugnabile. Quest’ultima, di difficile collocazione, è da alcuni studiosi identificata con Sant’Angelo Muxaro (Agrigento), baluardo dei monti Sicani, nella valle del fiume Platani.
L’evidenza archeologica è una necropoli, sugli spogli fianchi della collina, caratterizzata da alcune tholoi analoghe alle micenee ma scavate nella roccia, tipiche della contaminazione isolana. Una in particolare, detta “Tomba del principe” non solo raggiunge i 9 metri di diametro nel solo vano principale, ma accanto al letto funerario fu rinvenuto un eccezionale corredo in oro massiccio con raffigurazioni taurine, di influenza micenea, oggi conservato al British Museum di Londra.
Ma notizie di Dedalo giunsero fino a Creta, alle orecchie di Minosse, che decise di inseguirlo.
(continua QUI)

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