70 // Boucherie, Seralcadio. Appunti per un post su Palermo

chiesa s angelo custode palermo giovanni asmundo

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E quando avremo esaurito le parole?

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Sant’Antonio Abate orologio medievale per Patitelli, l’altimetria trecentesca sconvolta dalla Strada Nuova, la platea Logiae, la piazza di crassia, i busti aragonesi superstiti, il Corpus Domini, la gharaf ribassata per via dei sifoni dell’acqua portata dall’Averinga di Colonna Rotta all’Idra, il coccodrillo dal Nilo alla Guilla nel Nulla eclissato in crasi, il Papireto lo sentivo gorgogliare fino a pochi anni fa attraverso una grata ora sepolta, gli archi trionfali d’argento dimostrativi, non resta nulla dei colori guttusiani né delle statue compagne del genio né delle colonne catalane, UWE, la toponomastica in filigrana, la boucherie in viscere di scale e piastrelle

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argentieri
orafi
ambrai
carnezzieri
barbieri
spadari
casseri
merceri
tornieri
pannieri
scarpara
zagarellai
bottonari
frangiai
filandieri
cammisari
calzonai
tintori
gipponara
tavernari
maccheronai
chiavettieri
materassai

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La bannera del putto perduto, i gabbiani di notte dal Celso a Seralcadio, la palmetta del baglio Giovannuzzo, le risorgive puniche, i canceddi in vimini, le sedie volanti, la scacchiera dall’elsa di Bonello all’oratorio degli Angeli

in progress #deriveurbane by @cantiereperipli

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(photo G. Asmundo. Particolare della chiesa del S. Angelo Custode, Palermo)

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