74 // La Gurfa (V). L’enigma della conchiglia

enigma conchiglia

(QUI la parte IV)

La temibile flotta di Minosse dai vessilli variopinti rossi e oro sfavillava sulla spiaggia bianchissima. Il talassocrate sollevò il piede dalla sabbia e si addentrò tra i monti brumosi, lungo le spire del fiume Halykos.
Raggiunto re Cocalo a Kamikos, fu accolto con onore. Dopo il banchetto ospitale, sottopose al re sicano un enigma: far passare un filo attraverso la cavità interna di una conchiglia, facendolo fuoriuscire da un forellino all’estremità di essa.
Il viso illuminato dallo scoppiettio del fuoco del salone, Cocalo ricorse a uno stratagemma: legò il filo a una formica, la pose all’ingresso della conchiglia e la attirò dall’altra parte con una goccia di miele, riuscendo nell’impossibile impresa.
Da notare che il racconto è intriso di simbologie architettonico-dedaliche: la conchiglia rappresenta al tempo stesso il “labirintico” e la sezione aurea, così come il filo allude ad Arianna.
Minosse riconobbe subito il trucco, avendolo appreso egli stesso da Dedalo molti anni prima, e infuriato intimò al re sicano la consegna del fuggiasco.
Trionfante, Minosse si ergeva nella penombra, la mente già tesa al mare spumoso; ma un diverso destino lo attendeva.

(continua QUI)

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