91 // Peripli a Matera parte I. Andata

Vi narro del periplo Venezia-Matera, per molti mari e genti, lungo il quale ho riempito di appunti un intero taccuino di viaggio.

La mia profonda gratitudine agli amici di Èrato.

(foto di G. Asmundo)

Venezia, 12 agosto 2015. Parte il pullman dal Tronchetto, arranca sul cavalcavia e si immerge nella contemplazione dell’oscurità lagunare.

A Padova, neon puntinati in sosta e grappoli di pelli olivastre su strisce pedonali alla Hopper. S’impastano cadenze americane, lingue dell’Est e dialetti d’Italia; chi cerca di dormire, chi si esalta per la presenza della presa usb.

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Firenze, elegante nella notte. Come si veste, questa città, di sobria rappresentazione. Dai portici velati da pietra postmoderna alla comparsa di volute, all’emersione di bugne, ad accenni di timpani.

All’aurora, palazzine della capitale in piano sequenza. Feroce bellezza di canneti pasoliniani alla periferia dell’Urbe. Un’alba di brume dorate tra Roma e Caserta. Tra poggi smeraldini e cavalli smunti.

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Prima tappa: Napoli. Un pianista si dedica a una sirena di bronzo in piscina.

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Nostalgia del Vesuvio dai binari. Un venditore d’acqua e caffè in bacinella azzurra, sul treno. Un altro: a’ dottò, vuoi calze pulite e perbene?

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E s’apre la periferia di classicismo e bancali. Figurine piegate in un campo ritagliato dal viadotto. Panni stesi su ferri di serre senza teli. Pompei, opposto destino di Baia, consunta da inesorabile lentezza d’elementi. Il pensiero si distanzia dalla costa, vola giù, verso una favola di Tirreno pitagorico, di porti insepolti e incompiuti.

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Seconda tappa: Salerno, con eccellente caffé. Addosso all’autostrada, masserie e horror vacui. A Battipaglia nuovi edifici sostenibili. Un falco plana su un colle incendiato. L’Agnello aperse il settimo sigillo. Il cartello di Eboli campeggia come un’unica ruggine.

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Scaliamo l’Appennino maestoso, fino a cime petrose di valli profonde. I dialetti si tingono, le persone si augurano buon viaggio a ogni stazionamento. A Vietri, piloni vanitosi contro rupi di calcare.

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Terza tappa: Potenza. Decisamente arduo scoprire dove e quando prendere il prossimo mezzo, tra domande ai passanti alternate a concerti di Mozart, telefonando a remoti uffici. Diluvia.

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Alberi emergono dalle acque tra di Brindisi di Montagna e Trivigno, lungo il Basento.

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La corriera si inerpica lungo i tornanti, sempre più stretti, tra i boschi di Gallipoli Cognato. Gli alberi filtrano un rinnovato sole.

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Sul crinale, enormi cinghiali misurano le distanze tra i due versanti del mondo.

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Quarta tappa, Accettura ospitale. Profumo di boschi, vicoli a scalini, musica vivace “perché non hanno di meglio da fare”, scappa un sorriso, alberi del corso a misura d’uomo. In una chiesa di pietra con maioliche di ascendenza bizantina, imparo qualcosa e gioisco dello zafaròn, della salsiccia al finocchio, del vicolo Pozzo. Assaporo l’Amaro e il dialetto locale che si annodano.

È già guizzo di nostalgia, è già sapore di nuovi ricordi che stringono.

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(continua QUI)

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