96 // Ognina, un chilometro di archeologia da salvare

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Eccoci di fronte all’ennesimo caso in cui interrogarsi sulla salvaguardia del patrimonio storico e paesaggistico.

Siamo a Ognina, non lontano da Siracusa, uno dei tratti più incontaminati di “costa archeologica” siciliana.

Vi troviamo condensate, in appena un chilometro di scogliera, complesse stratificazioni: tracce di tre villaggi neolitici stentinelliani, tra cui una straordinaria trincea ad aggere; carraie, solchi per l’alaggio e bitte greche; fornaci e vasche rare vasche romane per il trattamento del pesce; latomie di calcare bizantine; una torretta trecentesca (e sull’isolotto prospiciente: un villaggio neolitico in parte sommerso, successivamente colonia maltese del Bronzo di Tarxien, unicum in tutta la Sicilia, con relativa necropoli; i pochi resti di una basilichetta paleocristiana semirupestre).

È evidente la fragilità di un contesto caratterizzato dalla straordinaria stratificazione di tracce così labili, eppure perfettamente leggibili; le quali, al di là dell’intrinseca importanza documentale, se decifrate saprebbero restituire alla fruizione millenni di storia, in quello che possiamo considerare un palinsesto di paesaggi culturali.

Per i fatti di cronaca rimandiamo alle testate giornalistiche, sia locali che internazionali. In estrema sintesi, una società Americana vorrebbe investire nella costruzione del “più lussuoso complesso turistico in Europa”, con impatto ambientale da verificare. Il Comune, a quanto pare, accantonato il proprio slogan “cemento zero”, è disposto a cedere l’area scambiandola con venti milioni di euro in oneri di urbanizzazione.

È pur vero che non si può musealizzare tutto, ma la tutela del patrimonio può attuarsi secondo differenti declinazioni.
Ed è pur vero che sarebbe auspicabile, a volte, un’attenta riqualificazione del contesto per mezzo di interventi caratterizzati da elevata capacità progettuale, tesi alla valorizzazione delle preesistenze sensibili, piuttosto che attendere un ineluttabile proliferare di villette abusive sugli scogli.

Tuttavia, c’è il dubbio che si tratti anche in questo caso di un intervento ad alto rischio, dato che già in fase istruttoria si nega a priori l’esistenza stessa delle aree archeologiche.

In quest’ultimo lembo d’Europa, il chilometro archeologico di Ognina rischia oggi di essere un sogno da fotografare, in attesa di un futuro molto incerto.

il Cantiere Peripli

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