99 // Parola, poesia e immagine a Lentini: Gorgia e Jacopo

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Parola, poesia e immagine a Lentini: Gorgia e Jacopo

(in progress)

1. Gorgia

1.1. Encomio di Elena

«Se poi fu la parola a persuaderla e a illuderle l’animo, neppur questo è difficile a scusarsi e a giustificarsi cosí: la parola è un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti e a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentar la pietà. E come ciò ha luogo, lo spiegherò.

Perché bisogna anche spiegarlo al giudizio degli uditori: la poesia nelle sue varie forme io la ritengo e la chiamo un discorso con metro, e chi l’ascolta è invaso da un brivido di spavento, da una compassione che strappa le lacrime, da una struggente brama di dolore, e l’anima patisce, per effetto delle parole, un suo proprio patimento, a sentir fortune e sfortune di fatti e di persone straniere. Ma via, torniamo al discorso di prima.

Dunque, gli ispirati incantesimi di parole sono apportatori di gioia, liberatori di pena. Aggiungendosi infatti, alla disposizione dell’anima, la potenza dell’incanto, questa la blandisce e persuade e trascina col suo fascino. Di fascinazione e magia si sono create due arti, consistenti in errori dell’animo e in inganni della mente»

da Gorgia, “Encomio di Elena”, traduzione in: G. Giannantoni, a cura di, “I Presocratici. Testimonianze e frammenti”, Bari, Laterza, 1990

1.2. Contesto

Parola e poesia nell’Encomio di Gorgia quasi si aggiungono alla percezione visiva, precedentemente considerata nella Palinodia di Stesicoro, quali strumenti di costruzione dell’eidolon. Nella tradizione stesicorea ed euripidea si colloca, peraltro, il tema iconografico dell’innamoramento di Menelao attraverso il trasferimento dell’immagine di Elena, ricevuta attraverso lo sguardo.

2. Jacopo

2.1. Mezzo

Sguardo che Régis Debray (Vie et mort de l’image, 1992) considera il veicolo in grado di trasmettere e ricevere immagini mentali dalla raffigurazione visibile. Scrive successivamente Hans Belting (Bild Anthropologie, 2002) che lo sguardo «piuttosto che un mero strumento, implica nell’insieme un corpo vivente”; e aggiunge: «credo che i nostri corpi operino come un mezzo vivente, trattando, ricevendo ed emettendo immagini. È grazie a questa innata capacità dei nostri corpi […] che siamo in grado di distinguere i mezzi dalle immagini».

2.2 Sonetti

«Or come pote sì gran donna intrare / per gli occhi mei, che sì piccioli sone?» si chiederà, 1700 anni dopo Gorgia, Jacopo da Lentini, calcando lo stesso suolo. Il meccanismo verrà indagato nel sonetto “Sì come il sol che manda la sua spera”.

Incanto, parola, catarsi, fantasmi della mente. È curioso trovare qualche affinità in sonetti scritti nella medesima Leontini federiciana: QUI.

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Immagine di copertina: Cratere attico ritrovato ad Egnatia (Salento), 450-440 a.C., Museo del Louvre. Particolare.

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