113 // Pikionis. Da una pietra all’Acropoli

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Riportiamo un estratto da uno scritto che amiamo, Topografia estetica di Dimitris Pikionis (1935).

«Ma più di tutto mi piace guardare oggi, nella luce di questa calma invernale, lo spettacolo del suolo. Rocce forgiate da potenze divine, rupi, frammenti di rocce e pietre; e infine, nata dal terreno fecondo, la polvere dagli innumerevoli grani, innumerevoli come le stelle del cielo. Mi chino e prendo una pietra. La carezzo con lo sguardo la carezzo con la mano. È una pietra calcarea, grigia. Il fuoco ha foggiato la sua forma divina, l’acqua la scolpita, e l’ha arricchita di questa sottile patina di argilla, qua e là bianca, qua e là rossastra di ruggine.
La rigiro nelle mie mani, studio l’armonia del suo contorno. Gioisco dell’equilibrio delle prominenze e delle cavità, del bilanciamento di luce e d’ombra della sua superficie. […]
In verità io penso, pietra di calcare, che dal momento in cui la massa incandescente  della terra che calpestiamo balzo giù dall’astro solare, girandogli intorno come un anello; dal momento in cui poi essa cominciò a solidificarsi nella nostra sfera di terra, io credo che la conformazione che prese la massa terrestre non possa essere stata casuale, ma fu l’Armonia del Tutto a deciderne la forma. Quella stessa Armonia che stabilì inclinazione del suo asse, la stessa che promise che questo luogo fosse la tua sede, pietra di calcare, la patria della tua forma spirituale, al di sotto di un cielo di una luce fatti del tuo stesso spirito.
Ma la danza dei due atomi, che il numero governa, plasma le tue particelle secondo la Legge della tua Individualità.
Tu operi dunque entro questa doppia Legge: la legge dell’Armonia cosmica e quella dell’armonia individuale. Nella mia immaginazione tu acquisti una straordinaria importanza.
I bordi del tuo profilo diventano le pendici di una collina, le vette di un monte, declivi e precipizi abissali, le due cavità sono grotte, e dalle loro fenditure della roccia rosata scorre silente l’acqua.
Nella Parte nascondi il Tutto. E il Tutto è la Parte. Tu, pietra, tracci i diagrammi del paesaggio. Sei tu il paesaggio stesso. Ancor più se il Tempio che farà da corona alle pietre scoscese della tua Acropoli. […]
Alla tua conformazione concorrono tutte le forze della natura intorno a te. Quest’aria leggera, questa luce aspra; il colore del cielo, le nuvole lassù, e la cima della montagna, i sassi sparsi intorno al suo basamento, i fili d’erba che crescono nelle tue fessure.
O terra, tu riporti tutto a te stessa, come all’unità di misura. Veramente tu sei il modulus che entra in ogni cosa. Sei stata tu a dar forma alla Città e alle sue istituzioni. Tu hai modulato i suoni della lingua. Tu hai stabilito le arti della parola e della forma.
È forse il compimento delle stesse leggi all’interno della natura e dell’arte, è forse questa omoritmia, che ci fa vedere che le forme della vita e della natura mutano davanti a noi in forme dell’arte e viceversa? E ancora, le forme di un’arte nelle forme di un’altra? […]
Camminando su questo suolo, regno del calcare e dell’argilla, ho visto la roccia trasformarsi in epistilio, l’argilla rossa tingere le mura d’un sacro recinto immaginario.
I ciottoli del fiume Cladeo mi sembrano teste di eroi e le statue sui frontoni mi sembrano montagne.
La chioma di Zeus mi appare come dirupi, e questo monte polimorfico, dove girovagando ricompongo l’armonia dei suoi tracciati, è per me come una statua greca…
Questa veste di contadina è segnata dalle pieghe: le stesse che, così come pendono dalle sue caviglie, disegnano sul terreno le forme delle montagne. E la tessitura del decoro, là, risalta come un fregio.
Come un colonnato si sviluppa il ritmo della danza: e all’udire la canzone e il flauto, si scuotono le cime dei monti, e le acque iniziano a scorrere…
Il ritmo di questa andatura, delle pieghe che cadono liberamente attorno al corpo, al disegno di questa tempia o di quel braccio, l’ondeggiare della chioma, sono descrizioni del paesaggio.
Tu, roccia, hai la conformazione della fronte austera di Eschilo.»

da Pikionis, D., Topografia estetica, Il terzo occhio, 1935
traduzione apparsa in Ferlenga, A., Pikionis. 1887-1968, Milano, Electa, 1999

(elaborazione fotografica da  AA.VV., I sentieri di Pikionis di fronte all’Acropoli di Atene, Treviso, Antiga Ed., 2003)

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