129 // Un periplo adriatico // Parte I. Venezia-Matera

Un anno dopo, ad agosto 2016, ho fatto ritorno ad Accettura, per la premiazione del concorso letterario L’albero di rose (qui). Vi racconterò dunque di un periplo adriatico Venezia-Accettura-Grado, trascrivendolo finalmente da un taccuino triestino, in un giorno di neve.
Esprimo ancora una volta la mia gratitudine a Luciano Nota e La presenza di Èrato per il premio ricevuto; gran gioia il ritrovare gli amici alla fine e all’inizio del mondo.

(foto e testi di G. Asmundo)

Venezia, 8 agosto 2016
Isole boscose, adornate di pioggia, sussurrano fresche partenze.
E via verso l’avventura, insieme a un nuovo amico scrittore, raccontandoci vite parallele.

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L’alba baciava Mestre. Abbiamo attraversato la pianura tra monti di salici e selce, tra memorie in labirinti di bosso.
Da un caffè all’Hotel Bologna scivoliamo fino alla città reale, tra Cervellati e Porta Mascarella.
Tra la via Emilia e il West, con gru surreali radunate in cantiere, come le loro sorelle a una sola gamba in un acquitrino posto lungo i flussi migratori.

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Agli autogrill, l’ultima trovata sono le istallazioni “Sei in un Paese meraviglioso”. Può darsi, ma è per la sua umanità in cornice.

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Una statua di Padre Pio “dietro al vetro di un bar impersonale” sorveglia i tavoli riservati. Il paesaggio cambia gradualmente. Rimini, tra ombrelloni, peperoni e memorie albertiane, augustee. Le Marche, dolci e così familiari. A ritroso.
Discendiamo tra le cento, mille torri, le speculazioni costiere cresciute nel frattempo, i girasoli e il travertino.
L’Abruzzo, i pioppi che cedono il passo agli eucalipti, i manti smeraldini di vigne. Pescara, interessante porta del Mezzogiorno, da Monte Silvano alla stazione ferroviara di specchi.

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Mi rifugio sempre più a sud, tra macchie di pini e Fontamare.
Lesina bianca. Il Tavoliere. Luce rosata che scivola sulle cime degli ulivi. Orizzontalmente infinita.

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Andria memore di stanze a trapezio, Barletta della disfida, Altamura d’amicizia. Infine, nel buio profondo della notte, la mater Matera.

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I piedi sospinti dal vento sino in piazza. L’emozione del ritorno.

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Cena di mezzanotte nel ventre del Sasso Barisano: coccio di agnello e salsiccia con funghi cardoncelli, cipolle, pomodoro.

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La salita al Calvario dell’Idris. Mi siedo, osservo il buio fresco e ricordo stelle e amici, luci e voci. Penso a Pasolini.
Ridiscendo lentamente e risalgo per i familiari e lunghi scalini di tufo e gatti.

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Crollo in un sonno dal buio colorato.

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(continua QUI con la parte II)

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