134 // L’Ànapo. Salvatore Quasimodo

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Alle sponde odo l’acqua colomba,
Ànapo mio; nella memoria geme
al suo cordoglio
uno stormire altissimo.

Sale soavemente a riva,
dopo il gioco coi numi,
un corpo adolescente:

mutevole ha il volto,
su una tibia al moto della luce
rigonfia un grumo vegetale.

Chino ai profondi lieviti
ripatisce ogni fase,
in sé ha la morte in nuziale germe.

Che hai tu fatto delle maree del sangue,
Signore?  Ciclo di ritorni
vano sulla sua carne,
la notte e il flutto delle stelle.

Ride umano sterile sostanza.

In fresco oblio disceso
nel buio d’erbe giace:
l’amata è un’ombra e origlia
nella sua costola.

Mansueti animali,
le pupille d’aria,
bevono in sogno.

da Salvatore Quasimodo, “Ed è subito sera”, Milano, Mondadori, 1942

.

(Fotografia di Giovanni Crupi, “Anapo-Papirus Siracusa”, 1902. Cliccare sull’immagine per la fonte)

 

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