139 // Ebbene, il 23 maggio 2017

Vorrei dire una cosa, per questo 23 maggio a 25 anni dalla strage di Capaci. Altrove l’ho scritto volutamente in anticipo, perché sapevo già che non avrei sopportato la retorica di quel giorno. Qui su Peripli lo scrivo il giorno dopo, una volta spostati altrove i riflettori.
Da un lato di questi tempi non si può buttare via niente, ben vengano perfino le fiction per sensibilizzare il grande pubblico. Ma per favore niente bilanci, niente discorsi, niente monumenti, niente pantomime, niente passerelle. Le cose vere si sentono nella pancia e sulle guance.
Vorremmo che non fosse una data di commemorazione da calendario. Le loro idee camminano davvero con noi, non secondo retorica. Noi c’eravamo, ci ricordiamo tutto con gli occhi e con le orecchie. Noi, per fortuna, nati a due terzi degli anni ’80 a Palermo, nell’antimafia ci siamo cresciuti, ce l’abbiamo nel sangue. E questa è la speranza: che si continui così, insegnando e facendo vivere la memoria.

E grazie a chi ancora si adopera per questo.

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