159 // Un cammino Mediterraneo con “Pietra Esile” di Lucia Guidorizzi

Testi di Lucia Guidorizzi, tratti da Pietra Esile (Venezia, Supernova, 2017), selezione a cura di Giovanni Asmundo

Fotografie di Giovanni Asmundo (coste mediterranee, 2012-2018)

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Iride di vulcanello. Paternò (Catania), 2014 (Qui come omaggio a La leggerezza di una pietra, dipinto di Pinina Podestà e copertina del libro)

Barzakh

Non amo le città senza il Mare.
È come se fossero mute, chiuse alla possibilità dell’infinito.
Il mio andare inizia in una Città misteriosa, circondata dalle acque.
L’acqua è il dispiegarsi inesauribile del movimento, il ribollire del sogno.
Da una stanza alta sulla Città, odo passi risuonare sulla strada, l’andirivieni dei traffici, l’abbaiare dei cani, lo stridere dei gabbiani, le grida e le risate di chi l’attraversa.
È una città piena di Vento.
Il Vento mi fa pensare al divenire continuo, il Vento il messaggero, annuncia sempre un Inizio.
Il Vento inaugura il tempo dell’attesa.
Questa città è cominciamento, ma anche ritorno.
È tempo di mettersi in ascolto: il frangersi di ogni onda è esperienza profonda e leggera che si vaporizza in nebbia salata e sottile.

Questo è il Luogo Intermedio che diviene Soglia. Soglia tra due mondi.
Qui le acque si incontrano in un mutuo dialogo in cui un mondo diviene partecipe dell’altro. Questa Città è punto d’incontro tra opposte latitudini.
Qui Visibile e Invisibile si manifestano insieme e, come tessere di un mosaico, si configurano per divenire Visione.
Questo punto di congiunzione tra mondi e dimensioni è Ponte, Profezia e poesia.
È Luogo dove le acque del mare si mescolano con quelle della laguna.
Città di confine soggetta alle mare e all’instabile reame del mutamento: le acque che la circondano ora salgono, ora scendono in movimento perpetuo.
Varcarne la magica soglia significa non tornare più indietro.

da Variazioni di luce – Dialogo d’acque (pag. 30-31)

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Segni di taglio nella cava di Zlatni Rt (Punta Corrente) per la pietra d’Istria utilizzata come materiale da costruzione a Venezia. Rovinij (Croazia), 2015

Reverie

Un serpente d’oro
Si snoda
Scindendosi
In scaglie metafisiche
Esalazione segreta
Viluppo vorticoso
E luminoso che si espande

Alte facciate di pietra
Circondano
La serpe viva
Di luce e d’acqua

Il serpente
È accerchiato
Da mura
Di silenzio
Mentre incerto
Si sdipana
Il suo divenire onirico

Volgersi in se stessi
Trascorrere
In perdute anamnesi
D’acque dolci
E salate
Che si mescolano

Notte blu e d’oro
Sull’acqua che scorre
Che trascorre
Perché forse
L’Impossibile
Diviene la cifra ultima
Della possibilità
Sulla soglia
Dell’Illimite

Ogni centro è perduto
Ogni luogo è ritrovato
Tra naufragi utopie

Oro liquido del Tempo
Oro che diviene
Nel crogiuolo dell’oscurità

Nelle sue vene scorrono
Stelle e cieli hai mai visti
Risuona il canto
Avviluppante delle sirene

Mentre il Serpente
S’inabissa in gorghi profondi
Di Silenzio

da Variazioni di luce – Dialogo d’acque (pag. 32-33)

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Pietra lavica incastonata nella diga del porto veneziano-ottomano di Rethymno (Creta), 2018

La canzone della risacca

Il mare mi accompagna dalla nascita
Mi calma e mi consola
Di ogni caduta sulla terra

La canzone della risacca
Il montare della marea
La sua danza
Incostante e perenne
Sono la voce
Che ho nel sangue

Perché la luce è sempre in divenire
Sulla sua superficie
E le sue buie profondità
Celano i tesori
Delle mie Atlantidi

da Variazioni di luce – Dialogo d’acque (pag. 34)

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Scalini nel porto veneziano-ottomano di Rethymno (Creta), 2018

Abito blu

a Luana Segato

Percorro scale d’acqua
Nello spazio sontuoso
Della notte
Veste regale
Che metto in scena
Per celebrare
Quanto nemmeno io so

Canali come vene
Mi attraversano
Vne d’argento
Al raggio obliquo
Della Luna
Scissa in mille vortici
Di luce

Scale d’acqua
Ho disceso e salito
Ansiose maree
In divenire perpetuo
Frammenti di specchio
Perduti in malinconie cosmiche

Teatri silenziosi
Commedie astrali
Cosmiche tragedie
Insceno ogni giorno
Stringendo a me
Tele blu che palpitano
Di vellutati ascondimenti

Porto sospeso sul cuore
Uno zaffiro orientale
Pietra divina che respira
Espandendosi
In azzurri bagliori
Di sogno

da Variazioni di luce – Dialogo d’acque (pag. 35-36)

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Innalzamento dell’acqua alta a piazza San Marco, Venezia, 2018

Polifonie vespertine

Affacciarsi alla superficie
Sempre mutevole delle acque
È come guardare dentro
Ad uno specchio infinito

Si è travolti da un senso
Di meraviglia e di spavento
Da un senso di ansietà e d’avventura
Che insinua nella mente
La sarabanda dei possibili

Mille partenze
Mille ritorni
Battaglie incontri
Addii passioni
Insidie attese
Presentimenti oracoli
In continua metamorfosi

Ecco l’ora si fa più profonda
E diviene immagine-destino
In una polifonia magnetica
Di attrazioni e respingimenti
Con pazienza coraggio chiarezza
Non resta che raccogliere la visione
Restando in ascolto silenzioso

da Variazioni di luce – Dialogo d’acque (pag. 37)

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Aurea e minore. Rio dei Carmini (Venezia), 2012

Abito d’oro

Quando i pomeriggi
Svaporano
Grondando d’oro
Trepido e caldo

Torcello San Marco
Sanguinano splendori
Bizantini

Come Basilissa
Risplendente
Io vado sciogliendomi
In mille squame d’oro

Ferisce il sole
Sciabolata
Di fuoco tra le calli
Finestre e teofanie
Passaggi segreti

Polena-sirena
Dallo sguardo di vetro
Tra verdi alghe
Mi levo in tutta
La mia aurea potenza

Nuova e antica
Continuo
Ad essere
La signora del Mistero
Strega e fata
Ancora e sempre
Disincantata

da Variazioni di luce – Dialogo d’acque (pag. 38-39)

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Particolare di palazzo veneziano a Rethymno (Creta), 2018

Bonaccia

Acqua immobile e ferma
Irretisce le reti
Come per antico stupore
Come per occulto splendore

Scaglie di luce sorprendono
Con abbondanza inattesa

Poi l’ora muta
Acqua da oro brillante
Si fa scura

Visione cede il posto a veduta
Cambia l’inclinazione di luce
Scompare l’immagine

Si disperde ogni suono

da Variazioni di luce – Dialogo d’acque (pag. 47)

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Preludio d’ombre d’Europa. Area del “Teatro”, palazzo di Knossos (Creta), 2018

La notte dell’Europa

Lascia andare il veleno del rancore
Anima policefala
Onora le contraddizioni
Che ti fanno sanguinare e risplendere

Ogni disputa esige le sue ragioni
Ogni voce reclama la sua verità
Tu hai rapita da bianco toro
Fuggisti verso nuove terre
Attraversando il mare

Le tue trecce d’oro
Le tue bianche carni rilucevano
-bagliori tra la spuma-

Ignoravi dove saresti approdata
Venivi da Oriente e andasti in Occidente
Cavalcando onde
Di mille naufragi

Diventasti straniera te stessa
Per amore del Dio

Se tu ora potessi creare
Nuove possibilità
Nuovi pensieri
Nuove realtà
Fuggiresti ancora da te stessa
Fuggiresti dalla tua
Identità di pietra
Che ti impedisce
Di lasciar andare il passato
Di superare il contrasto
Di accogliere il molteplice

Le tue teste d’Idra insanguinate
Sempre affamate sempre avide
Si divorano l’un l’altra

Violenza e paura ti travolgono
Sei tristezza rancore rabbia
Vendetta opposizione infinita

Eppure potresti essere Sapienza
Esercizio di silenzio
Amorosa attenzione

Ricorda: il potere più grande
Richiede il tocco più leggero

da Nigredo (pag 68-69)

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Medina di Sousse (Tunisia), 2016

Alba antica
Tangeri, mausoleo di Ibn Battuta

Ho bevuto un caffè metafisico
Che ha trasformato il ritm
Del mio sguardo

Attraverso nell’albore stregato
Una Città bianca ed antica
Che abita i miei passi da sempre

I piedi hanno memorie
Che si risvegliano
In cammino

Non ho avuto anch’io
Un’infanzia leggendaria
Una giovinezza eroica
Una maturità acerba
Un presente sfuggente?

Non ho camminato anch’io
Su strade abbagliate
Dalla luce del mattino
Ascoltando voci
Che celebravano
Mille naufragi?

Non ho visto anch’io
Dalle terrazze alte sul porto
Una moltitudine inquieta di navi
Dirigersi come onde
Verso sconosciuti destini?

Non si parla mai
di questi doni di luce
Che ci visitano
Edificando ponti
Su acque agitate

Quando lo sguardo si apre
Turgido di visioni
Il luminoso volo
Di colombe tra le palme
Si inizia a percepire l’Invisibile

Perciò che tu sia
Pellegrino
Viandante
Vagabondo
Camminatore
Girovago
O semplicemente Sognatore

Guarda la luce che si effonde
Sulla città bianca e d’oro
Protesa sul mare
Forse in un vicolo nascosto
C’è il tuo riflesso smarrito

Rimani in silenzio
Aascoltando la canzone
Del Tempo che fu
Brace che si consuma
Ardendo trepida e breve

In vista di Gibilterra

da Albedo, pag. 96-98

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Un monolite che una persona del luogo mi ha raccontato essere una “pietra discesa dal cielo”, sulla strada verso il deserto da Sousse a El Djem (Tunisia), 2016

Pietra Esile

Ho sacrificato
Su questa
Pietra Esile
L’ho abbeverata
Col mio sangue
Riconoscendo in me
La sua debolezza
E la sua forza

Su questa Pietra Esile
Ho edificato
Ho distrutto
Sapendo
Il potere che dà
Sulla vita e sulla morte

Su questa Pietra Esile
Ho inciso i nomi
Di quanti più non ricordo
E che non potrò dimenticare

Su questa Pietra Esile
Ho appoggiato
Le mie costruzioni
I progetti futuri
L’ho mutata
In bastione roccaforte

Questa Pietra Esile
Che viene calpestata
Ogni giorno

Questa Pietra Esile
Caduta dal cielo
Se l’esilio
E il frutto vano
Di ogni opera

Sa lo scacco e la resa
Figli di ogni tempo
Sarà la tensione iraconda
Del pensiero

Su questa Pietra Esile
Ho pregato
Bestemmiato
Pianto
Sapendo che da lei
Deriva la mia origine

Questa Pietra Esile
È inizio e fine
Di ogni Opera

Ed io come questa Pietra Esile
Sarò in polvere leggera
Che si innalza sui sentieri
In Primavera

da In cammino, pag. 133-134

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