170 // Palermo giardino e tutto porto. Una prosa e una poesia

Dedicato alla città, a chi resiste, a chi edifica

Palermo, 31 ottobre 2018. Attraversare l’Italia in lungo e in largo ma ritornare sempre. Reinvertarti qui come altrove, Palermo cara.

Tornare a una città pulsante, saporita e aperta. Le tue contraddizioni sono acerbe, stridenti come sempre, forse anche più del solito; ma sei più viva che mai.
E di questo devo provare a raccontare la storia.

Le balate sono lucenti di pioggia, in bilico tra clacson, mormorio pedonale e allegra caciara in ogni lingua. Si liberano, progressivamente, i tuoi spazi urbani. Guadi i torrenti in piena delle tue difficoltà. Gridi e sussurri la tua resilienza. Tutto è in fermento, sei rigogliosa. Si aprono gli androni prima chiusi, fioriscono le piante della parola, dello scambio, del desiderio di riscatto. Si ricordano e onorano i giusti. Si pensa al futuro e si costruisce un presente migliore.

Panormo, sei “tutto porto” aperto e contemporaneo. Si mescolano le culture in un’unica pentola, come questa che ascolto, battuta a colpi di martello, in via dei Calderai. Le tue chiese barocche vibrano, colmate dal canto di cori asiatici. I tuoi mercati intessono banniate e lingue centrafricane. Nelle arterie principali del tuo vecchio centro marinaro scorre una complicata libertà in cui le sponde del Mediterraneo si fondono.

Zyz, fiore punico, i tuoi petali resistono, rinasceranno. Cerchi armonia ovunque, si piantano semi e tentativi concreti, dal cuore del tuo Teatro del Sole fino al laboratorio della Costa Sud e alla tua più complessa periferia, la Zona Espansione Nord.

Palermo, effimera quanto duratura. Sei necessaria in questo momento storico. Liberi e crei spazio e parola. Dolorosamente, offri e richiedi poesia.

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Si addumano le luci
perfino nelle cripte
germogliano le piazze
persone che si fanno luminarie
città sei tutto porto
aperto a ogni futuro
coesistono miseria e fioritura
città che sai resistere
ben oltre ogni maceria
città che sai inventarti
profumo quotidiano
città che sai danzare
fermento del presente
ci insegnerai la vita
Fenice irrefrenabile.

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(Articolo e foto di G. Asmundo)