174 // Portofranco 2 // Francesca Cannavò. Liberty

 

Siamo felici di inaugurare PORTOFRANCO con due poesie di Francesca Cannavò emerse dai fatti di Rosarno e dall’Operazione Migrantes, corredate dalla preziosa testimonianza dell’autrice, che ringraziamo.
(G. Asmundo)

 

Liberty

Sarà la nave a scrivere parole sull’acqua
solcata da grida di umana follia
e gorghi arricciati saranno canti
a ignobili giochi devastatori
Polene poetesse di improbi numi
resistono all’inchiostro insanguinato
dei flutti inorriditi
ancora accade e ancora
che sia l’acqua a bere
vite e speranze brumate.
E poi è la terra a mangiare
insieme alle arance
la carne bruciata e stanca
ancora non esausta
per l’ultima rivolta
non sparatemi addosso
per lavorare affamato
il mio nome è Liberty
e non voglio essere schiavo
come voi

*

Il colore del nero

Sperduto fra la nebbia ragionata
invocò il mare in luogo di desertico pianto
e partendo dalle assurde
pestilenze che inseguono
i naviganti d’abissi,
inventò destino
Un tempo ci fu in cui
ghirlande brulicanti di vita
agghindavano gli alberi d’Africa.
Un tempo ci fu in cui
gli alberi d’Africa respiravano
ombreggio sicuro e temerario
nell’attesa di un tempo in cui
gli alberi d’Africa aspirano
a diventare barca per fuggire
per raggiungere pietre diventate porto
nella terra dei cugini divenuta scampo
nella terra che toglie dal fuoco
ma non spegne l’ incendio…
I colori, la musica, la forza
la dignità trovano spazio e ospizio
nelle terre del bianco e del nero
col grigio in mezzo, dei rumori,
dell’inedia dei meccanici giorni,
dell’asfalto morale.
Sarà l’Africa Madre
a divorziare dalle Patrie
a procreare nuova coraggiosa genìa
di ragione, dignità e bellezza?

 

Dalla testimonianza dell’autrice:

«Le due poesie emergono nel 2010 in seguito agli interrogatori dell’Operazione Migrantes di Rosarno e in riferimento ai fatti del 2008, sempre a Rosarno.

A proposito di “Liberty”, la lezione di umiltà, coraggio e bellezza proviene proprio dal vissuto di Uwuota Liberty, unico scampato a un’infausta traversata – ormai non ricordo in quale anno, nel canale di Sicilia – che dopo infinite peripezie approda a Rosarno, porto franco per molti, specie per il malaffare purtroppo, per essere sfruttato nella raccolta delle arance.
Dopo i fatti di Rosarno, oltre 100 migrantes sono stati sparsi in tutta Italia e collocati presso associazioni e strutture. È stato abbastanza impegnativo citarli tutti quanti per l’incidente probatorio, che consiste nell’esame testimoniale assunto come prova prima del processo in dibattimento, ma grazie ad un agente del commissariato di Gioia Tauro e a me, che abbiamo preso la cosa quasi come fatto personale, si è potuto convocarli tutti nei tempi preordinati.
Liberty era bellissimo, seduto innanzi al Giudice e a me, di una bellezza fiera e umana, aveva indosso i colori del fango e della terra nel vestiario, il capo dritto e la voce pacata di chi sa dopo aver patito.

“Il colore del nero” nasce invece dalla riflessione sulla scrittura, che ha avuto il suo primo segno nelle orme; non si possono lasciare orme, impronte sul mare, quindi la scrittura spetta alla nave, alla sua carena di legno… un segno di speranza e di memoria tramandata dagli alberi, che ne diventano le parti costitutive; uno scritto un po’ anomalo per me, non avulsa a lasciare spazio alla speranza (un parassita verde); ma quegli esodi neri e pieni di colore lasciavano presagire una felice commistione futura… invece adesso…»

Francesca Cannavò

.

(Fotografia di G. Asmundo)

.

La rubrica “PORTOFRANCO”, dedicata ai temi delle migrazioni, della convivenza, delle loro problematicità e risorse, nonché al valore politico della bellezza, è aperta all’invio di contributi sotto forma di poesie, prose, testimonianze e fotografie di quanti saranno interessati. Per istruzioni, si veda il primo articolo “Portofranco 1”.
Apriamo questo spazio alle vostre voci. Tra indignazione, ferma resistenza e dolcezza. Per non smettere di porci quesiti. Per una cultura libera, non politicizzata ma etimologicamente “politica” per il proprio valore edificante per la comunità.