175 // Black Friday: qual è il deserto? Dalla Tunisia a Milano e Veniceland

Venezia, 23 novembre 2018

Sono seduto in vaporetto sul Canal Grande, la città d’acque è lucida di pioggia. Intorno a me un compendio di umanità: una signora cinese compita, due bambini che guardano dei video di tuffi in piscina senza alzare gli occhi sul canale a pochi centimetri dai loro visi, un intellettuale tenebroso con un sigaro spento, una giovane coppia afroamericana, un grappolo di turisti d’oltreoceano che ripetono continuamente «Black Friday» a voce piuttosto alta. Finalmente, giunti a Rialto, questi ultimi scendono in massa dal vaporetto, alla parola d’ordine «that’s the shopping area!».
Continuo a osservarli dal finestrino, la scena mi riporta immediatamente e fortemente a una considerazione di un anno fa.

Tornavo da un viaggio di lavoro in Tunisia. Dopo avere attraversato deserti e steppe, da stupefacenti vecchie medine invase da nuove plastiche cinesi, da capre tra i sobborghi, da bancarelle di verdure tra le rovine romane poste al limitare del mondo. Da un tassista che aveva fatto una deviazione di 45 minuti nel traffico esploso, in un sobborgo allucinato, solo per passare a salutare suo figlio durante la ricreazione  in un asilo gialloazzurro. Da coste orlate da pezzi di barche blu, naufragate, mescolati con la posidonia spiaggiata. Da viali moderni e scintillanti, da università vivaci, da moschee meravigliose, da venditori sorridenti di stoffe e cappelli. Da paesi senza una goccia d’acqua, coperti di sabbia e polvere, da campagne e periferie lontane da ogni ricchezza materiale.

Ma nonostante questo, nella più semplice delle case, fatta solo di piastrelle e tappeti, mi erano stati messi in una mano i migliori datteri della Tunisia.
Nella più povera delle baracche mi era stato offerto del tè, scaldando la teiera in una latta di pelati riempita di brace, attizzata grazie alla cenere di sigaretta.
Nella più aliena delle case scavate nella terra, una bambina che imparava il francese aveva disegnato una stella marina e un pesce, ma aveva visto quella distesa blu soltanto una volta, in lontananza, e non sapeva che ci fosse qualcosa al di là di essa. Così le avevo raccontato del mare e di altre terre, altre case, altre montagne e un’isola grande, in cui sono nato.
Nel più sperduto dei villaggi berberi, un ragazzo mi aveva raccontato la propria vita, mi aveva spiegato in francese, in arabo e a gesti come cucinare i suoi piatti casalinghi e infine mi aveva regalato il proprio flauto, che aveva costruito bucando una canna, chiamandomi, unica parola in italiano,“fratello”.

Arrivai a Milano da tutto questo. Da carissimi amici, altrettanto ospitali. Non sapevo neanche cosa fosse, il “Black Friday”. Ma la città era immersa in un delirio alienato. In centro non c’era un solo locale, un solo negozio che non avesse una lunghissima coda, dinanzi all’ingresso, di decine di persone. Qua e là scintillava il lusso degli ori patinati dell’arte contemporanea. Ovunque la gente camminava con le braccia piene di borse di marca degli acquisti.

Dall’ultimo fondovalle berbero al Black Friday in una capitale della moda e del consumo.

Mi chiesi così, in piedi di fronte alle code per le vetrine, con gli occhi ancora bruciati dal sole, le orecchie colmate dal silenzio, profondamente toccato dall’umanità attraversata, quale dei due fosse il vero deserto.

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Oggi, a piazzale Roma, porta della città e “ingresso” di “Veniceland”, campeggiava una scritta lampeggiante: Happy Black Friday.

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B. ha una lingua con tre intelligenze
sillaba semola sottile e grossa
è giovane e gioca a definire il mondo
soffia in un flauto di canna dipinta.
Si accovaccia sul cratere di fango
prende a due dita una punta di pietra
invisibile e inventa la scrittura.
Descrive le parole e le cose
in due alfabeti, esita sicuro
bambini accorrono allo spettacolo.
Sa bene che esistono altri pianeti.
Mi regala il suo flauto, mi chiama
fratello.

(novembre 2017)

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PS. Riporto un conciso ed eccezionale video di Pasolini sulla civiltà dei consumi, dal finale del film “Pasolini e… la forma della città”, del 1974.

https://www.facebook.com/rai3tv/videos/pasolini-e-la-civilt%C3%A0-dei-consumi-quante-storie/1611592678890505/

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(Fotografie di G. Asmundo)