183 // PORTOFRANCO 7 // Yves Bergeret. L’etranger à Auxerre – Lo straniero a Auxerre (traduzione di Francesco Marotta)

Sosteniamo il “porto aperto” di Palermo (città problematica, sì, ma altrettanto straordinaria) e ogni altra lodevole presa di posizione, di queste e delle prossime ore, a favore dei diritti fondamentali della persona e dei diritti costituzionali.

Mentre i porti restano ostinatamente chiusi alle navi umanitarie in emergenza, sentiamo la necessità di aprire il nuovo anno con una scrittura e un’oralità del tutto orientate alla costruzione della “nostra carena comune”: ecco dunque la potente voce di Yves Bergeret, in un suo poema in lingua francese, insieme alla traduzione in lingua italiana di Francesco Marotta, ringraziando sentitamente entrambi. I link alle pubblicazioni originali sono riportati di seguito.

Merci à Yves Bergeret pour son travail infatigable.

(G. Asmundo)

***

 

L’etranger à Auxerre
Lo straniero a Auxerre

Deuxième poème
Secondo poema

di Yves Bergeret (da Carnet de la langue-espace)

traduzione di Francesco Marotta (da La dimora del tempo sospeso)

 

Sur trois polyptiques horizontaux à huit volets, chacun de 5,5 cm de haut par 13, en deux exemplaires, sur Bouffant 160 g, créé par Yves Bergeret les mêmes jours à Auxerre avec lavis d’encre de Chine et acrylique.

Su tre polittici orizzontali a otto scomparti, ciascuno di cm 5,5 di altezza per 13 cm, in due esemplari su carta Bouffant di 160 gr, creati da Yves Bergeret a Auxerre negli stessi giorni con lavis d’inchiostro di china e acrilico.

1
Te nommer allège ma dette.

Nominarti alleggerisce il mio debito.

*

A la lune pleine s’arrête net au milieu du pont
celui qui entend que même les grenouilles chantent
et voit que sa vie allait rouiller.

Nel chiarore lunare si arresta di colpo al centro del ponte
colui che sente che anche le rane cantano
e si accorge che la sua vita stava inaridendosi.

*

Dos voûté, bouche tombante,
même le cri de la colère a déserté
l’homme au cœur mutique.

Schiena curva, bocca cadente
anche il grido di rabbia ha abbandonato
l’uomo dal cuore ammutolito.

*

A la terrasse du bar que désertent les gens du bourg
je m’assieds: le bar des étrangers.

Sulla terrazza del locale disertato dai paesani
mi siedo: il bar degli stranieri.

*

2
A la proue l’écume:
langue que nous créons,
à bâbord vierge,
à tribord veuve.

A prua la schiuma:
la lingua che noi creiamo,
a babordo vergine,
a tribordo vedova.

*

Genoux émaciés
pédalier silencieux,
la côte longe le cimetière des noyés.
Arriverons-nous en haut avant la haine?
Avant leur désespoir?

Ginocchia smagrite
pedaliera silenziosa,
il versante costeggia il cimitero degli annegati.
Arriveremo in cima prima dell’odio?
Prima della loro disperazione?

*

Dans son téléphone, des photos épouvantables
de sa traversée, des noyés.
Il brasse les photos chaque nuit en jeu à jamais de cartes.
Si, si, le destin sera bon, fraternel.

Nel suo cellulare foto spaventose
della sua traversata, degli annegati.
Ogni notte le rimescola come in un gioco interminabile
di carte.]
Sì, sì, la sorte sarà benigna, fraterna.

*

Dans son sillage
une odeur de brousse, de cendres humides,
de nourrisson, de lin lavé
par les tornades carnassières de la pauvreté.

Nella sua scia
un odore di savana, di ceneri umide,
di lattante, di lino lavato
dalle tempeste voraci della povertà.

 

3
Il porte un anneau de fiançailles.
A qui? à l’ombre au centre?

Porta un anello di fidanzamento.
Di chi? dell’ombra al centro?

*

Les deux paumes à plat au sol
ou même les deux oreilles collées à terre.
Une racine le ramasse.
Il s’y regroupe.
Jamais.

I palmi premuti contro il suolo
o addirittura le orecchie incollate a terra.
Una radice lo trattiene.
Vi si avvinghia.
In qualche modo.

*

Il est parti de Guinée en cachette.
A pensé mourir entre les mains des trafiquants.
Il brûle dans la flamme de la flamme de la bougie.

È partito di nascosto dalla Guinea.
Ha creduto di morire nelle mani dei trafficanti.
Brucia nel cuore di fiamma della candela.

*

Source de la flamme
qui ne consume rien, sauf lui,
qui ne détruit rien sur notre montagne de sel.

Sorgente di una fiamma
che non consuma niente, tranne lui,
che non distrugge niente sulla nostra montagna di sale.

 

Dalla testimonianza dell’autore
Il poema tratta di un giovane migrante che incontrai nella Francia centrale. La sua storia e il suo racconto erano tanto tragici, quanto, al contempo, segnati da un’elevatissima dignità.
(traduzione di G. Asmundo da una mail di Yves Bergeret).
***
**
*

 

(Fotografie di Yves Bergeret. Immagine di copertina di G. Asmundo)

Per altri articoli da noi dedicati all’autore, si veda questo link.

.

La rubrica “PORTOFRANCO”, dedicata ai temi delle migrazioni, della convivenza, delle loro problematicità e risorse, nonché al valore politico della bellezza, è aperta all’invio di contributi sotto forma di poesie, prose, testimonianze e fotografie di quanti saranno interessati. Per istruzioni, si veda il primo articolo “Portofranco 1”.
Apriamo questo spazio alle vostre voci. Tra indignazione, ferma resistenza e dolcezza. Per non smettere di porci quesiti. Per una cultura libera, non politicizzata ma etimologicamente “politica” per il proprio valore edificante per la comunità.