192 // PORTOFRANCO 10 // Alba Gnazi. Senza titolo (e una nota sulla rubrica)

 

 

Quanto accaduto in questi giorni (trovate un resoconto negli ultimi articoli del blog) mi spinge ad alcune riflessioni e sprona a insistere, con rinnovata speranza, su una strada che sempre più mi appare come giusta.

Può ancora la poesia essere in grado di resistere e reagire al logoramento del sentire, grazie alla propria capacità di farsi carico dell’umano?
Può ancora essa tentare le vie di una soluzione catartica delle tensioni dell’intimità e della collettività?
Può ancora la scrittura essere un luogo di mediazione, di scambio relazionale paritario, un luogo di riflessione sui propri limiti, capace di includere l’altro da sé?

Le fulgide voci poetiche che stanno partecipando a questa rubrica credono fermamente di sì. E scelgono di condividere il proprio pensiero in un luogo plurale. Per questo continuerò a ringraziarle e a sostenerle in ogni modo.

Peripli e Portofranco sono un sogno resistente, un dolce lavorio di onde, un invito rivolto a chiunque cerchi uno spazio, seppure minuto, per esprimere apertura. Per condividere bellezza, dialogo, ricerca di senso non autoreferenziale, immedesimazione a volte perfino dolorosa, ma illuminata da un significato limpido, azzurrato da voci tese alla costruzione di un mondo più profumato di sole.

 

«Oὔτοι συνέχθειν, ἀλλὰ συμφιλεῖν ἔφυν» (Antigone, Sofocle, v. 523)

«Non per odiare insieme, bensì amare insieme fui generata» (trad. mia)

 

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Oggi pubblichiamo una poesia senza titolo di Alba Gnazi che solleva, credo, molti quesiti.

«prendi l’indispensabile, hanno detto». E siamo dentro. Non c’è spazio per le parole, né per i corpi. La voce è spezzata. Asciutta. Il ripetersi degli assilli è dentro la testa, basso continuo del gasolio. Bocche sbiancate, mare che sputa nero. Quando la “riduzione a minore” è parola programmaticamente spogliata: umana e tangibile.
Grazie all’autrice per questo contributo. Buona lettura.

(G. Asmundo)

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(Senza titolo)

prendi l’indispensabile, hanno detto
non c’è spazio, siete tanti
la volta scorsa
abbiamo dovuto buttare giù
ma ti rendi conto
una bambola
pesava, di legno e paglia, brutta
la ragazzina non ha pianto
sua madre sì
era una ragazzina strana
pochi capelli, la bocca sempre chiusa
e sbiancata, secca
come tutti del resto,
al dodicesimo giorno
il corpo di sua madre
giù con la bambola
dove il mare sputa nero
non ha pianto
non ha
pianto
mai visto
una ragazzina così
avremo sete
e freddo
larve accese negli occhi
quelli che urlano
per i dolori
che stanno zitti stanno sempre
tutti zitti
verso la fine
solo l’odore
non si dimentica
e gli sguardi
che ancora casa
intatta e intera
terra di miele
buca di fiele

quando arriveremo
se arriveremo
di là
tu
prendi solo l’indispensabile
che pesi poco
in poco spazio

questo è quanto?

basta che dorma
mentre si va.

 

Alba Gnazi

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(Fotografia di G. Asmundo)

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La rubrica “PORTOFRANCO” sul blog e su Radio Peripli, dedicata ai temi delle migrazioni, della convivenza, delle loro problematicità e risorse, nonché al valore politico della bellezza, è aperta all’invio di contributi sotto forma di poesie, prose, testimonianze e fotografie di quanti saranno interessati. Per istruzioni, si veda il primo articolo “Portofranco 1”.
Apriamo questo spazio alle vostre voci. Tra indignazione, ferma resistenza e dolcezza. Per non smettere di porci quesiti. Per una cultura libera, non politicizzata ma etimologicamente “politica” per il proprio valore edificante per la comunità.