202 // PORTOFRANCO 14 // Pina Piccolo. Una rosa antifascista per Gramsci, da “I Canti dall’Interregno”

 

In occasione dell’appena trascorso 27 aprile, desidero porgere una rosa rossa in omaggio ad Antonio Gramsci, permettendomi di prendere in prestito una poesia di Pina Piccolo, che nel proprio libro ne rilegge il sempre attualissimo concetto di “interregno”, cantandolo e declinandolo oggi, in un mondo consumistico e sempre più condizionato da nuovi “ismi”.

Non mi sembra superfluo, in questi giorni di ricorrenze nazionali parzialmente offuscate e in questi tempi di mutamenti che direi “socio-mediatici”, ricordare Gramsci anche in quanto martire antifascista, per la sua tenacia fulgida, irriducibile, nel concepire una “resistenza culturale” e politica di lunga durata, tema che riprenderò nei prossimi articoli. Una tenacia esemplare e rinfrancante.

A proposito della crisi, «[…] il vecchio sta morendo e il nuovo non può ancora nascere» egli scrisse. Ma oltre la crisi, infine, nascerà. E molte persone consapevoli tenteranno di navigare, mi auguro insieme, attraverso le difficoltà quotidiane della sua concreta costruzione a lungo termine, in seno a un processo storico.

Chiuderei questa breve nota facendo miei alcuni versi dell’autrice Pina Piccolo, che ringrazio per l’impegno davvero infaticabile: «Saldi, saldi, saldi!» / teniamoci saldi / nell’interregno», con una voce che «come arca / spera e aspetta».

G. Asmundo

 

Interregno

Le mura di Gerico
non crollarono al richiamo
del corno d’ariete.
Nel vuoto arcano
dell’osso
vi fu un rifugiarsi
leggero di piume
di angeli spelacchiati
in fuga dal turbinio
dell’umano interregno,
quell’interstizio infame
evocato dal cervello
del ‘sardo rosso’
a lungo imprigionato
tra le mura,
scomoda figura.

«La crisi consiste precisamente nel fatto
che il vecchio sta morendo e il nuovo non può ancora nascere;
in questo interregno appaiono una gran quantità di sintomi morbosi».

Questa la canzone che gracchiava
la gazza, poco ladra molto regaliera,
spargendo verità per l’aire
nel giardino del manicomio
tra la polvere delle fondamenta
abbattute dalla speculazione edilizia:
«Ologramma! Ologramma!»
diceva del programma
che si discuteva a palazzo.
«Ceppi e contagi»
non cani randagi
né nutrie né ratti,
ma «Misfatti, misfatti!»
nelle vostre AUUUUSL
Aziende Unità Sanitarie Locali.

Sindrome morbosa
della rosa della rosa della rosa
coltivata nella Rift Valley del Kenya.
Mani nere l’han curata, accarezzata,
poi strappata, spedita nella stiva se n’è volata,
poi atterrata, per un’ora immagazzinata e poi,
per le strade di Palermo di Bologna di Torino,
un bengalese poco più che bambino
me l’ha offerta a mezzo euro
perché non era più fresca di giornata.

«Saldi, saldi, saldi!»
teniamoci saldi
nell’interregno
tra le sindromi morbose
sindoni irradiate
antropogenici cambiamenti
antropologici mutamenti
e ammutinamenti
costituzionali scrostamenti
e crollo di nazioni.
Negli interstizi
vaga la voce,
fluisce la nota
che la bussola resetta
e come arca
spera e aspetta.

Pina Piccolo

poesia tratta da I Canti dell’Interregno, Roma, Lebeg, 2018, pag. 7-9)

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(Fotografia di G. Asmundo)

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