211 // PORTOFRANCO 18 // Paolo Ottaviani. Una fiamma fraterna

 

Ringraziando Paolo Ottaviani per la ricchezza della sua lirica, continuo a pubblicare i contributi donati dagli autori che rispondono all’appello per la rubrica Portofranco, per un pensiero libero e critico, per una poesia che si dissoci dall’abolizione della protezione umanitaria, per una parola riflessiva e accogliente.

Continuiamo come un basso continuo, rispondendo all’attualità più urgente ma senza farci assordare dall’esclusiva contingenza storica e dalle strumentalizzazioni mediatiche, lavorando intorno a una riflessione di maggior respiro.

Scegliamo, insieme, la complessità.

G. Asmundo

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Treccia del sogno di una fiamma fraterna
o del morire degli emigranti
Le furie della notte senza luna, le grida
soffocate nel gelo del deserto, la sfida
del sangue nelle grotte della fame. È un cielo
implacabile: incombe sopra le dune, tombe
spalancate alle stelle sulla rena rovente.
È la frusta del vento sul sudore paziente
del cielo e della pelle. Là il mare, qui l’avvento
d’un luccichio di morte tra carcasse contorte.
Bianca all’orizzonte
l’Italia, la terra
dei morti, un Caronte
tra le acque che serra
o spalanca la via. Flette una palma. Sete,
arma che acceca e taglia con furor di machete.
È una lugubre scia di fronte alla muraglia
schiumosa del mare. Nel coatto sognare
di una fiamma fraterna, di un umano tepore,
in lontananza è bianca la terra dell’amore.
Da un’eco di caverna l’ultima luce sbianca
sui nostri occhi accesi tra gli ulivi protesi
su un muto morire.
Una fiamma buona
nel lento svanire
affiora e risuona.

Paolo Ottaviani

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(Fotografia di G. Asmundo)

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Lo spazio-rubrica “PORTOFRANCO” sul blog e su Radio Peripli libera, dedicato ai temi delle migrazioni, della convivenza, delle loro problematicità e risorse, nonché al valore politico della bellezza, è aperto all’invio di contributi sotto forma di poesie, prose, testimonianze e fotografie di quanti saranno interessati. Per istruzioni, si veda il primo articolo “Portofranco 1”.
Apriamo questo spazio alle vostre voci. Tra indignazione, ferma resistenza e dolcezza. Per non smettere di porci quesiti. Per una cultura libera, non politicizzata ma etimologicamente “politica” per il proprio valore edificante per la comunità.