212 // PORTOFRANCO 19 // Alessandro Forlin. Orme

 

Sono felice di pubblicare un prezioso contributo per Portofranco, da parte di Alessandro Forlin, che nella successione instauri un dialogo con il precedente, donato da Paolo Ottaviani e dedicato alla fraterna «fiamma buona».
Proseguiamo così, ascoltando l’autore, sulla linea della ricerca di un contatto umano nato dal ricordare-raccontare, scaturito da una parola “viaggiante” la quale, generata dall’alfabeto, sappia farsi forma, concezione della natura, canto dei veggenti per una rappresentazione edificante del mondo; in una rielaborazione costante e vivente della quale possiamo leggere preziose testimonianze nell’opera poetico-antropologica pluridecennale di Yves Bergeret *(Nota).
Un dialogo intimamente esperito, quello al quale ci invita Alessandro Forlin, in cui un «sudore / freddo, come forse ricordi» possa divenire un umanissimo abbattimento di ogni barriera. Nel segno della fraternità.

G. Asmundo

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Orme

Chiedi all’uomo che viene da lontano
dove finisce l’alfabeto.
Altre forme di oceano, di cielo, di terra
di fiato.
Chiedi dove guardano gli occhi
che volo hanno cantato i veggenti
che tramonto ha portato la pioggia.
Saprai di tramonti e di piogge,
remi, deserti, tessuti broccati.
E forti respiri, attese, sudore
freddo, come forse ricordi.
Sarà il bastone a raccontare.
E anche tu avrai un bastone.

Alessandro Forlin

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* Nota: Per approfondire, rimando ancora una volta a Carnet de la langue-espace, di Yves Bergeret.

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(Fotografia di G. Asmundo)

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