213 // PORTOFRANCO 20 // Fabia Ghenzovich. Senza più muri

 

Pubblicando in ordine cronologico i contributi giunti per Portofranco, ringrazio Fabia Ghenzovich per questa poesia che mi sembra oggi di riascoltare dalla sua stessa voce, ripensando al meraviglioso momento della lettura corale di tutti i vostri testi, il 2 giugno, presso la bocca di porto della laguna di Venezia.

Cosa possiamo augurarci per la poesia, se non che ricomponga la semplicità più umana? Se non che ogni crisi si sciolga attraverso di essa, attraverso verbi nonviolenti, in «lieve viandanza», in «stupore», in «sapere ascoltare», in «lasciar passare», per «ricominciare da capo»?

Non posso che fare mie le parole dell’autrice. E riporre fede in questo augurio, condividendone la speranza di un «azzardo leggerezza».

G. Asmundo

 

*

 

(Una poesia sui muri)

Qualcosa
si frantuma. Neppure
io mi riconosco. Cade
un muro e si rovescia il secolo
per ricomporsi in un azzardo

di leggerezza. Nel prisma
del possibile una sfaccettatura
creata per lo scompiglio.
Spazza via la polvere uno stupore
di stelle d’ogni santa

sicumera persino una fede
vacilla sulla nudità
del corpo residua al lieve
passo di viandanza la musica
segreta che manca

saperla ascoltare invece
lasciarla passare da uno ad uno
dentro e fuori
ricominciare
da capo
senza più muri.

Fabia Ghenzovich

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(Fotografia di G. Asmundo)

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