293 // PORTOFRANCO 25 // Cristina Polli. Parole

 

Credendo fermamente nella necessità di costruire il dialogo ovunque, con chiunque, a qualsiasi livello, come sola possibilità immediatamente percorribile – senza ulteriori strutture – per ritrovare l’equilibrio sociale incrinato e per approfittare della potenzialità quotidiana più edificante, non posso che condividere con gioia un nuovo contributo inviato da Cristina Polli, che ringrazio.
Piccoli gesti e parole, parole per rigenerare, parole per credere nel sogno di un palloncino bianco. Parole aperte, contro i bunker autoreferenziali, contro la falsità di ogni muro.

G. Asmundo

 

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Parole

Le parole ci circondano, si dispongono come tessuti che ci confortano o ci irritano la pelle, come abiti da indossare, che ci nascondono, o lasciano trasparire la nostra essenza.

Si legano le une alle altre, a volte a capriccio, a volte con un motivo, un richiamo, l’analogia di un suono, di un colore: una bambina si allontana dalle parole con cui ripenso alla mia giornata a scuola inseguendo un palloncino bianco e io la lascio andare perché la so felice. Oppure il riflesso rosso del tramonto sui tronchi degli alberi chiede una parola che tocchi quella luce, una parola che possegga il lieve incanto che accarezza le cortecce.

Dentro di noi ci sono le parole degli altri, le parole per gli altri, quelle con cui si fanno presenti, vivono in noi, al di là della condivisione dei gesti quotidiani: sono le parole con cui riduciamo le distanze e saniamo i dissapori, quelle che con cui creiamo il dialogo che ci unisce e getta luce su nuove prospettive.

Vogliamo collocare le parole nelle griglie dei ragionamenti, seguire un filo logico, ma esse spesso si ribellano e prendono sentieri imprevisti, dove noi ci riveliamo più veri. Abbiamo in noi parole di attesa e parole che lanciano reti di aspettative a pelo dell’acqua, reti in cui noi stessi ci impigliamo.

Abbiamo anche parole per costruire, parole che amalgamiamo come malta per tirare su muri. Muri che sorreggono ripari, o significano esclusione. Perché le parole hanno spazi tra loro che ci lasciano inquieti e che tendiamo a riempire con altre che troviamo intorno a noi, espressioni spesso inutili, urlate e caricate di un’enfasi volgare, che fortunatamente possiamo allontanare dai nostri discorsi per scegliere parole sobrie, aderenti alla cura del nostro pensiero e della vicinanza con l’altro.

Perciò anche se è facile correre il rischio di trovarsi chiusi tra questi muri, perché ci arriva sempre nuovo materiale per costruirli, talmente tanto che continuare a innalzarli sembra l’unica cosa che si possa fare, il rischio può essere sventato da piccoli gesti che ci rendono nuovamente presente la possibilità di vivere attraverso il nostro sguardo e di volgere il capo ad un suono lontano che ci dona la libertà di seguire il bianco disfarsi delle nuvole.

Cristina Polli

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(Fotografia di G. Asmundo, “Thinking Head” di Lara Favaretto a La Biennale di Venezia, 2019)

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Lo spazio-rubrica “PORTOFRANCO” sul blog e su Radio Peripli libera, dedicato ai temi delle migrazioni, della convivenza, delle loro problematicità e risorse, nonché al valore politico della bellezza, è aperto all’invio di contributi sotto forma di poesie, prose, testimonianze e fotografie di quanti saranno interessati. Per ulteriori informazioni si veda il primo articolo “Portofranco 1”.
Apriamo questo spazio alle vostre voci. Tra indignazione, ferma resistenza e dolcezza. Per non smettere di porci quesiti. Per una cultura libera, non politicizzata ma etimologicamente “politica” per il proprio valore edificante per la comunità.