304 // PORTOFRANCO 26 // “Irene Sabetta. Migrarsi” e una nota editoriale

 

In questi giorni, che provo pudore a definire, personalmente sento di non avere molto da aggiungere all’appello del mio ultimo articolo (Dai confini di vetro alla vicinanza. Tra Egeo e laguna veneta).

Rivolgo però un invito all’ascolto e al silenzio della riflessione, dedicati al raggiungimento di una maggiore prossimità e dialogo da costruire: una grande sfida necessaria che ci troviamo e troveremo a breve ad affrontare.

La parola aperta e la costruzione di un mondo nuovo sono e saranno ancor più una responsabilità sociale.

Un secondo invito, per quanto possibile, è rivolto a non allontanarci dalla bellezza, dalla condivisione della conoscenza, dalla veglia resistente, più che mai necessarie in questo frangente e nei tempi che sceglieremo di vivere.

A tal scopo, terrò questo spazio ancora e sempre aperto alle vostre voci, insieme a Radio Peripli libera.

Continuiamo dunque a pubblicare i contributi finora giunti per Portofranco, a dialogare.

Grazie liberi pensatori, grazie, persone, per il vostro contributo.

 

«du brauchst einen Baum du brauchst ein Haus
keines für dich allein nur einen Winkel ein Dach»

«hai bisogno di un albero hai bisogno di una casa
non una per te soltanto solo un cantuccio un tetto»

Friederike Mayröcker, traduzione di Anna Maria Curci (da qui)

 

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Condividiamo oggi una poesia di Irene Sabetta, dai versi intensi e distesi nel tempo e nello spazio della riflessione.

Ringrazio l’autrice per il respiro di questo testo, per la naturalezza della sua umana prossimità.

G. Asmundo

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Migrarsi

Lavarsi e bere
nella stessa acqua
appoggiandosi agli occhi degli altri.
Spingere il carro delle cose
con il neonato aggrappato
alle spalle del padre.
Orfani sparsi
a prendere il sole,
a cercare di prendere il sole
negato dai palazzi e dalle nuvole
che non si spostano, stanche.
Sotto l’albero di baobab,
si incontrano corpi
e luce a raccontarsi
traiettorie curvilinee.
A volte solcare
l’acqua a colpi di reni,
affidando la vita
di generazioni intere
alla calma del mare.

Irene Sabetta

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(Fotografia di G. Asmundo, Occhi di Ballarò, 2020)

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Lo spazio-rubrica “PORTOFRANCO” sul blog e su Radio Peripli libera, dedicato ai temi del dialogo e della democrazia, delle migrazioni e della convivenza, nonché al valore politico della bellezza, è aperto all’invio di contributi sotto forma di poesie, prose, testimonianze e fotografie di quanti saranno interessati. Per ulteriori informazioni si veda il primo articolo “Portofranco 1”.
Apriamo questo spazio alle vostre voci. Tra indignazione, ferma resistenza e dolcezza. Per non smettere di porci quesiti. Per una cultura libera, non politicizzata ma etimologicamente “politica” per il proprio valore edificante per la comunità.