316 // Futuro prossimo (4) // Tre poesie e una prosa inedite di Francesca Cannavò

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Raccolte in uno splendente contributo, tre poesie e una prosa inedite di Francesca Cannavò, che ringrazio per la costanza della riflessione. Buona lettura.
G. Asmundo

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(inediti)

relato parallelo
significati si compiono
in claridad
istinto materico
bersaglio univoco di pensieri socchiusi
potremmo camminare sulle mani
attraversare il tempo dentro un battello a orologeria
persino ammettere sconfinamenti disciplinari
ma smettete di ammorbare la mente è vietato dall’uso comune
Non è concepibile una forma di verso che non tenga conto della distanza intercorsa fra le pareti di uno spazio riservato e
diversa per ogni respiro
Dentro ciascuna cellula si compie l’infinito
Il ritmo è nuovo
sempre
in dettami d’anima
come si compie fra morte e nascita
questa vita

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quel cielo arrugginito
nelle periferie del sud
confuso fra comandi d’anima
e intimazioni ribelli
un respiro aperto fra rintocchi e asfalto corso
il vento fra le foglie e i rifiuti
la parola fra le mani e gli sguardi
indecente necessità
la vita
lasciata scappare in faglie
normalmente
flussi frangenti ripristinano assenze
nel devolvere sguardi a fiori di follie
ai margini di strade tracciate per la fuga
dilemma irrisolto
se chiudere gli occhi e farsi passare addosso questo tempo
oppure aprirli e imporsi la vista delle menzogne

*

Di questo tempo la cosa che più mi sorprende è riuscire a sognare tutte le notti.
Il trillo elettronico della sveglia mi dice che il campanellino d’oro dell’omino dei sogni è svanito, il fondo della mia retina notturna trattiene ancora il barlumare dell’ultimo pulviscolo di stelle; infilo le visioni a frotte o solitarie, a volte barocche altre minimali, nelle cartelle neuronali della memoria, ripassandole per timore che sfumino in vuoto verdastro.
Nel corso della giornata ritorno a quelle architetture evanescenti, tempo impareggiabile questo, un tempo solido, quadrato, ben fermo eppure costruttivo; le manovalanze emotive al lavoro sottopelle, nascoste e laboriose , tengono allerte e scavano trincee. Mi convinco che nell’arco di una vita bisogna raggiungere almeno una volta il colmo, e averne timore e al contempo resistervi con tutte le forze dell’apnea, fino all’euforia.
È un bel modo di morire?
Apro gli occhi sul luogo in cui ho la fortuna di vivere, stretto fra colline sdraiate sul mare, esauste spiagge, granelli infiniti di quei piccoli noi che aspirano alla cima, polpastrelli dilaniati nell’arrampicata.
È uno tzunami quel che vedo arrivare dall’imboccatura di un più vecchio sogno?
L’autorità è una Sibilla in panneggi purpurei che emana oracoli in formelle eteree, fatte di quella materia che smuove gli artisti a scoprirsi sudditi di un’anima implacabile e necessaria, che accede alla stanza più intima a piedi nudi scostando le tende.

*

Piccole storie

sulle vie dell’ignara indifferenza
non siamo che noi
pietre in prestito
compagni di fatica nel vivere
piccole storie
lampi incidenti
d’un tratto attimi passati
che risorgono in presenza cosciente
incorreggibili manifestazioni di diritti espropriati al tempo

Il vigore assoluto della madre
che ci è terra
abbraccia questo giorno
con un cielo di sabbia
la densità di un pensiero
palesa l’evanescenza della materia
in reciproche dissolvenze
non siamo che noi
come dote di un essere che ci possiede.
Soltanto una finestra aperta su un cielo di sabbia
si può scrivere sul cielo
grigio
la pioggia restituirà parole
poi
alla terra
sconquassate
un gabbiano bianco
osa
in volo un sacco di cellophane
valzer di scarti
danza il vento
maestro delle foglie
dietro finestre chiuse
grandi spazi sostano
nel veleggiare mari
e cantare sulle rive
in coro sospinte le onde
promettono un ritorno

Ritratti infiocchettati
lustri e veli rossi
si poteva lasciar perdere queste parole piovute
dare un contributo allo smagrito silenzio di quest’epoca ciarliera
lasciti inesistenti vanno colmati
difformità uguagliate
il senso del compiuto raggiunto
È vendetta o guarigione ?
lasciate che il cielo sia grigio ancora un po’
il vento non piove parole inutili

essere o non essere dentro quell’otre di acqua?

 

Francesca Cannavò

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(Articolo e fotografia a cura di G. Asmundo)

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Lo spazio-rubrica “FUTURO PROSSIMO”, sul blog e su Radio Peripli libera, intende raccogliere alcune riflessioni concrete e liminali sul nostro tempo e sui suoi contorni, attraverso il valore costruttivo del pensiero e della poesia come strumenti di indagine e contatto con la realtà. “Futuro prossimo” nasce per offrire spazio e costruire dialogo. Analogamente al progetto Portofranco, la nuova rubrica ospiterà una selezione di contributi pertinenti e rispondenti a requisiti di apertura, correttezza e nonviolenza. I rispettivi autori conservano, naturalmente, i diritti dei propri scritti e se ne assumono ogni responsabilità. Apriamo questo spazio alle vostre voci. Tra indignazione, ferma resistenza e dolcezza. Per non smettere di porci quesiti. Per una cultura libera, non politicizzata ma etimologicamente “politica” per il proprio valore edificante per la comunità.