333 // Umano moto per luogo e parola: “Nei giorni per versi” di Anna Maria Curci

 

Poesie di Anna Maria Curci da Nei giorni per versi, Prefazione di Patrizia Sardisco, con una Nota dell’Autrice, Osimo, Arcipelago itaca, 2019

Fotografie di Giovanni Asmundo, nei giorni limate, per sette quartine di veglia, baluardo, guado.

***

V
Al portatore d’acqua non si chiede
di narrare di sé e della sua fonte.
Sorda sete che s’avventa sul secchio
scansa polvere suole e passi stanchi.

 

 

XVI
Quando noi scendevamo alla marrana
(adesso non c’è più, bonificata)
scansavamo con cura i ciclamini
e coglievamo con ardore serpi.

 

 

XLIII
Puoi sollevare baluardi di cura
e con sollecitudine ombreggiarli.
Acque nere ti allappano caviglie,
della fanghiglia tacciono le scarpe.

 

 

CXVIII
Come per quella tela celebrata
agucchio nella testa la pariglia.
Poi disfo, e non per proci o per ritorni.
A me viene da ridere, compagni.

 

 

CXXII
In volo su mottetti e ditirambi,
simbolo, segno, grido, invocazione,
scava un pertugio, accedi alla speranza,
tra cielo e terra parla al sottosuolo.

 

 

CXXXV
Che ne sapevi, tu, dei Procol Harum,
quando lasciavi andare “Senza luce”
sul piccolo vinile a squaciagola?
Canto da allora e forse tu mi senti.

 

 

CIV
In vece di un proemio io ti canto
la ninnananna accesso a un mondo altro.
Scorda il gesto che schiaccia, tu, conserva
il salto a lato, la disobbedienza.

 

*

 

“Come per le precedenti prove, o forse ancor di più, data la dichiarata natura di diario di «ricerca
ed esistenza» di questa nuova opera strutturata in quartine di endecasillabi, non posso fare a
meno di pensare che l’incontro con Nei giorni per versi, l’incontro con la bellezza densa e pensosa
che costituisce una tra le più sapide e riconoscibili peculiarità della poesia di Anna Maria Curci,
faccia dono ai suoi lettori di una feconda esperienza di immersione sonora in un coro di voci
liquido ancorché capace di perfetta armonia: le voci limpide e chiaramente udibili che
nell’autrice convivono e convincono. Si legge la poetessa avvertendo l’occhio e l’orecchio vigili
della critica; si studia la poetessa e si coglie la mano della traduttrice intenta a nettare la parola
come sfogliando un cespo fino al suo cuore tenero e fedele; si ama la poetessa e si intravede
l’insegnante che orienta la vocazione etica dei versi pungolando la parola fino a far emergere
livelli di verità sempre più profondi e complessi. E ancora, ponendosi in ascolto della «voce
claudicante», si viene raggiunti dagli accenti delle diverse posture del privato, la madre e la
figlia, l’amica, la compagna… […]”
Dalla prefazione di Patrizia Sardisco

 

.

 

(Articolo a cura di G. Asmundo)