334 // Dalla “Bozza di manifesto” di Danilo Dolci (1988)

«Notevoli opportunità di resistere, scegliere e inventare vengono evase da chi poi si lamenta vittima: il conformismo gregario deriva, dovremmo ormai sapere, tanto dalla mancanza di autodeterminazione come dalla paura.

Mentre studiamo di regolare interazioni bi e pluriunivoche proviamo intendere le interazioni globali (concepire la cultura dell’ambiente, la struttura ecologica, il sistema della biosfera), non confondendo la capacità di incontrarsi a concepire puntuali programmi di liberazione e la logorrea predicatoria, l’epidemia delle trasmissioni, come sovente avviene.

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L’inaudita complessità dei problemi in un mondo che si dibatte tra la morte ed una nuova vita, richiede analisi e intuizioni approfondite per le quali ognuno può arrecare il suo apporto personale.

Non è possibile comunicare senza impegno sincero, nonviolento, creativo, mentre d’altronde lo sviluppo della creatività richiede effettiva capacità di comunicare, connettere.

Il comunicare autentico (difficile e raro esito di attenta reciprocità, non soltanto vicenda di simboli e parola) rinforza i sistemi immunitari della vita terrestre, ci libera dalle nostre parassitosi e si concreta in economia indispensabile alla crescita civile: nel comunicare la probabilità dell’informazione-fecondazione si amplia potenziandosi e verificandosi complessivamente»

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Non ” la violenza è la levatrice”, anche se “meglio di scappare è sparare” come Gandhi ha affermato, aggiungendo: “ma meglio di sparare è promuovere conflitti che siano più perfetti, più efficaci dello sparare”. Per disfare i sistemi clientelari-mafiosi pur a livelli continentali, non bastano fucili bombe spie.
Come è possibile valorizzare, liberando le infinite energie di un pianeta in cui ancora vengono parassitati interi continenti dall’esterno sistematicamente -come avviene ancora in Sud America-, finchè da luogo a luogo non riusciamo a scoprire gli interessi della gente con la gente medesima?
Rivoluzione autentica non è mobilitare processi maieutici in cui cresca, dall’organizzazione, la forza necessaria per cambiare? Il potenziale del comunicanre maieutico è soltanto al suo inizio, in scala planetaria è da scoprire: contro ogni preteso monopolio annunzia la responsabilità di una nuova rivoluzione, immensa., per ogni prossima generazione. La fissità dell’ammaestramento unidirezionale, screpolata da secoli, comincia a vacillare. Guardare il mondo tenendo presente le possibilità della struttura maieutica, e un po’ come il vedere di Galileo al nuovo telescopio.
Ancora non sappiamo esattamente come sia comparsa la prima cellula, le condizioni ottimali di vita, come si siano formati il mutualismo, la coevoluzione ed il ricambio, l’organizzarsi del memorizzare e del coscientizzarsi: nel profondo ci è ignota la natura della vita.
Ma dell’albero della vita -i cui rami non potenziati rinseccano-iniziamo a intendere qualche aspetto.
Profumando di miele, nell’autunno tra muro e muro a Modica sì incandidano campagne pullulanti di erbette cardellina
Le angiosperme hanno avuto più tempo di noi per inventare e strutturare l’enorme loro nuova economia; così le infiorescenze vegetali: per noi apprendere a comunicare è più lento, ancora più complesso.
Quanto è difficile non è impossibile. Ogni creatura ha una notevole capacità di autorigenerarsi.

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Da Dolci, Danilo, Dal trasmettere al comunicare, Torino, Sonda, 1988; ora in Dolci, Danilo, a cura di, Comunicare, legge della vita. Bozza di manifesto e contributi, Manduria, Lacaita, 1995.

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(Articolo e fotografia di G. Asmundo)