340 // Mezzomarinaio (1) Marco Maggi traduce James Langston Hughes

 
Ricevuta da Marco G. Maggi, che ringrazio, una significativa e sensibile traduzione di una poesia di James Langston Hughes (1902-67), desidero inaugurare con essa una nuova rubrica dedicata alle traduzioni poetiche intese come funzionali alla conoscenza e al dialogo, al contatto umano e alla prossimità, al superamento delle frontiere.
 
Il titolo della rubrica, “Mezzomarinaio”, fa riferimento a uno strumento di navigazione per l’accostamento e l’aggancio alle imbarcazioni o alle cime di un molo in fase di manovra di ormeggio.
 
La rubrica è aperta ai contributi esterni, incentrati sui temi di Peripli.
 
G. Asmundo
 
*
 
The Weary Blues
 .
Droning a drowsy syncopated tune,
Rocking back and forth to a mellow croon,
     I heard a Negro play.
Down on Lenox Avenue the other night
By the pale dull pallor of an old gas light
     He did a lazy sway . . .
     He did a lazy sway . . .
To the tune o’ those Weary Blues.
With his ebony hands on each ivory key
He made that poor piano moan with melody.
     O Blues!
Swaying to and fro on his rickety stool
He played that sad raggy tune like a musical fool.
     Sweet Blues!
Coming from a black man’s soul.
     O Blues!
In a deep song voice with a melancholy tone
I heard that Negro sing, that old piano moan—
     “Ain’t got nobody in all this world,
       Ain’t got nobody but ma self.
       I’s gwine to quit ma frownin’
       And put ma troubles on the shelf.”
 
Thump, thump, thump, went his foot on the floor.
He played a few chords then he sang some more—
     “I got the Weary Blues
       And I can’t be satisfied.
       Got the Weary Blues
       And can’t be satisfied—
       I ain’t happy no mo’
       And I wish that I had died.”
And far into the night he crooned that tune.
The stars went out and so did the moon.
The singer stopped playing and went to bed
While the Weary Blues echoed through his head.
He slept like a rock or a man that’s dead.
 
James Langston Hughes
 
*
 
Uno stanco Blues 
 
Un motivo ronzava sincopato e pigro
ondeggiava su e giù con un soffice mormorio
l’ascoltai cantato da un negro
l’altra notte sulla Lenox Avenue
sotto il pallore scialbo e tenue 
d’una vecchia lampada a gas 
ciondolava pigro
ciondolava pigro
al ritmo di quegli stanchi Blues
e le sue mani d’ebano sui tasti d’avorio
facevano gemere di melodia il povero piano
“Oh, Blues!”
Dondolando avanti e indietro, 
traballante sul suo sgabello suonava quella triste aria raggy, 
come impazzito dalla musica 
“Dolci Blues!”
che salgono dall’anima di un uomo nero
“Oh, Blues!”
Con il profondo canto della sua voce, il tono mesto
udivo quel negro cantare, il vecchio piano cigolare:
“Non ho nessuno in tutto il mondo
non ho nessuno se non me stesso
devo mettere da parte le mie afflizioni
solo così finirà il mio tormento” 
 
Thump, thump, thump, picchiava il piede sul pavimento 
Suonò alcuni accordi e poi cantò:
“ho solo questo stanco Blues
e non posso essere contento 
 
c’è solo questo stanco Blues
e non trovo alcun conforto
non posso più essere felice
sarebbe stato meglio fossi morto.”
E nella notte lontana mormorava quel canto 
finché si spensero le stelle e anche la luna. 
 
Il cantante smise di suonare e andò a letto
e mentre lo stanco Blues echeggiava nel suo cervello 
dormì come un sasso o come un morto.
 
Traduzione di Marco Maggi
 
.
 
Fotografia di copertina: “Portrait of Langston Hughes”, Library of Congress (http://www.loc.gov), immagine di pubblico dominio.